Su un cantiere di scavo, sono spesso necessarie consulenze prima, dopo e durante le attività. Ti supportiamo con analisi e campionamenti delle terre e rocce da scavo, seguendo la norma UNI 10802. Grazie a queste analisi, possiamo capire meglio le specifiche del sito e aiutarti a decidere come utilizzare al meglio i materiali estratti, sia che si tratti di un uso agricolo, residenziale o industriale.
Nei progetti di costruzione e di gestione ambientale, prima di utilizzare o smaltire terre e rocce provenienti da scavi, è necessario determinare se contengono contaminanti per prevenire la diffusione di sostanze nocive nell’ambiente e per garantire che i materiali siano gestiti in modo sicuro e conforme alle normative ambientali. Le analisi terre e rocce da scavo aiutano a classificare i materiali in base alla loro composizione e alle caratteristiche fisico-chimiche. Questo determina se possono essere riutilizzate in altri siti di costruzione, utilizzate per scopi di bonifica o se devono essere trattate come rifiuti speciali.
Cosa si intende per terre e rocce da scavo?
Con terre e rocce da scavo si intende materiali geologici come terra, roccia e altri sedimenti che vengono rimossi durante le operazioni di scavo in vari tipi di progetti di costruzione o di ingegneria civile. Questi materiali possono essere estratti da cantieri per la costruzione di edifici, la realizzazione di infrastrutture come strade, tunnel, ponti o durante l’escavazione per fondazioni e altri lavori sotterranei. La loro composizione può variare ampiamente a seconda della località geografica e del tipo di terreno presente. Di solito, i materiali estratti dai cantieri di scavo includono una varietà di sostanze. Troviamo le terre vegetali, ovvero lo strato superficiale del suolo ricco di materiale organico e nutrienti, che spesso viene tolto e poi riutilizzato o spostato altrove. Ci sono poi le argille e le sabbie, queste ultime frequentemente impiegate nelle costruzioni o come materiali di riempimento. Non mancano le ghiaie, anch’esse comuni nei riempimenti e in certi tipi di costruzioni. Infine, ci sono le rocce.
Questi materiali di scavo possono essere riutilizzati in situ o trasportato ad altri luoghi per essere impiegati in diverse applicazioni, come il riempimento per altri progetti di costruzione o come materiale per la produzione di aggregati. La gestione delle terre e rocce da scavo deve seguire specifiche normative ambientali per prevenire l’inquinamento e garantire un uso sostenibile delle risorse naturali. Questo include la verifica che non siano contaminati da sostanze nocive che potrebbero influire negativamente sull’ambiente o sulla salute umana. In base alla legislazione, prima di poter procedere con il riutilizzo o lo smaltimento, è necessario sottoporle a specifiche analisi chimiche per classificarle in base alla loro qualità e potenziale contaminazione. Il nuovo dpr 120/2017 ha introdotto l’obbligo analisi terre e rocce da scavo prima di poterle riutilizzare sullo stesso cantiere.
Normativa per il materiale da scavo
La normativa che regola la gestione delle terre e rocce da scavo si basa sulla loro origine, caratterizzazione e destinazione finale. Le varie regole sono definite dal d.lgs del 16 giugno 2017, n. 104. Questo decreto dice che questi materiali possono essere usati di nuovo senza considerarli come rifiuti, ma solo se non sono inquinati. Quindi, per poter riutilizzare le terre e rocce in modo sicuro, ci sono alcuni passi da seguire:
- Verifica della pericolosità: bisogna fare le analisi per assicurarsi che il materiale non sia contaminato.
- Uso corretto: le terre e le rocce devono essere usate in modo appropriato, rispettando le leggi.
- Tracciabilità: è importante sapere da dove provengono e dove sono destinate, dall’inizio alla fine del loro uso.
Inoltre, prima di iniziare a scavare, bisogna preparare e far approvare un piano scavi che spiega quanto materiale verrà tolto, che controlli sono stati fatti e dove sarà riutilizzato. Questo aiuta a ridurre l’impatto ambientale dei lavori di scavo e incoraggia l’uso responsabile delle risorse.
Piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo
Il piano di utilizzo delle terre e rocce da scavo è un documento regolamentato che coordina il riutilizzo di questi materiali, emersi da operazioni come scavi, trincee, perforazioni e costruzioni di opere infrastrutturali. La loro gestione segue normative specifiche che determinano le modalità di impiego a seconda delle caratteristiche e del contesto di estrazione. Per le terre e rocce in stato naturale, il Decreto Legislativo 152/2006 (art.185 c.1 lett. c) consente il riutilizzo sullo stesso sito di produzione senza trattamenti aggiuntivi, qualora il materiale sia compatibile con l’ambiente circostante e privo di contaminanti.
D’altra parte, il DPR 120/2017 stabilisce i criteri affinché queste terre e rocce possano essere classificate come sottoprodotti piuttosto che rifiuti. Per rientrare in questa categoria, i materiali devono poter essere riutilizzati secondo le pratiche industriali comuni e non devono superare i limiti di inquinanti previsti dalla legge. Possono così essere impiegati nella stessa opera da cui sono derivati o in nuovi progetti costruttivi, oppure utilizzati in processi produttivi che ne alterano le proprietà chimico-fisiche. Qualora i materiali non soddisfino questi criteri, devono essere gestiti come rifiuti, seguendo le direttive della parte IV del D. Lgs 152/2006, che prevedono controlli rigorosi e sanzioni per la non conformità. Il decreto specifica che la presenza di materiali di origine antropica nei materiali da scavo non deve superare il 20% del totale.
Il DPR 13 giugno 2017 n. 120 ha inoltre semplificato la normativa, specificando che nei cantieri di piccole dimensioni (fino a 6000 m³ di movimentazione) è necessaria solo una dichiarazione sostitutiva. Per i cantieri più grandi, esenti da Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) o Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA), si applica lo stesso requisito, mentre i cantieri di grandi dimensioni soggetti a VIA o AIA devono elaborare e inviare un piano di utilizzo dettagliato. La violazione di queste normative può comportare la perdita della qualifica di sottoprodotto per le terre e rocce da scavo, ricadendo quindi sotto la normativa sui rifiuti con tutte le relative conseguenze legali. Il piano di utilizzo dettaglia i responsabili della gestione e del monitoraggio, chi controlla l’applicazione delle norme, i tempi di realizzazione e i requisiti minimi per il rispetto ambientale in modo da garantire un processo chiaro e tracciabile per il corretto impiego di queste risorse naturali.
Terre e rocce da scavo come sottoprodotti o rifiuti?
In quali casi le terre e rocce da scavo possono essere qualificate sottoprodotti anziché rifiuti? Sono considerate rifiuti quando non rispettano determinati standard ambientali stabiliti dalla parte quarta del Decreto Legislativo 152/06. In questo caso, devono essere trattati secondo le norme specifiche per lo smaltimento dei rifiuti, per evitare danni all’ambiente. Quando invece rispettano i criteri fissati dall’Articolo 185 del D. Lgs. 152/06, non sono classificate come rifiuti. Ciò significa che sono considerati materiali che possono essere riutilizzati direttamente senza necessitare di un trattamento particolare per la rimozione di contaminanti. Se le terre e rocce soddisfano i criteri del dpr 13 Giugno 2017 n. 120, vengono classificate come sottoprodotti. Questo status indica che, pur essendo originariamente scarti, possono essere utilizzati in altre produzioni senza essere considerati rifiuti. L’intento è quello di ridurre la quantità di materiali che finiscono in discarica e di trasformare questi scarti in risorse utili per nuove attività produttive. Facciamo qualche esempio.
Rifiuto e Non Rifiuto
Se durante un’opera di scavo in un’area industriale precedentemente utilizzata per attività chimiche, le analisi del terreno rivelano la presenza di contaminanti come metalli pesanti o idrocarburi a livelli che superano le soglie di sicurezza, quelle terre devono essere trattate come rifiuti. Questo perché non rispettano i criteri richiesti per essere considerati non rifiuti. Devono quindi essere trasportati e smaltiti secondo le procedure per i rifiuti pericolosi. Invece, se lo scavo avviene in un’area dove il terreno è incontaminato e le analisi confermano che non ci sono sostanze pericolose, le terre possono essere riutilizzate in altri siti di costruzione come materiale di riempimento o per livellamenti, senza ulteriori trattamenti.
Sottoprodotto e Rifiuto
Cosa costituisce un sottoprodotto piuttosto che un rifiuto nel contesto delle terre e rocce da scavo? Si parla di sottoprodotto quando durante la costruzione di una nuova autostrada, il materiale scavato (composto da terra e piccoli sassi) viene analizzato e non mostra tracce di contaminazione. Inoltre, il materiale non è alterato chimicamente o fisicamente in modo significativo rispetto al suo stato originale. Questo materiale può essere utilizzato immediatamente in altre parti del progetto stradale, per esempio per creare barriere antirumore o per il rinforzo delle basi stradali, senza essere considerato un rifiuto. Al contrario, se durante gli scavi per la realizzazione di un parcheggio sotterraneo in un’area urbana si scopre che il terreno contiene amianto o altri inquinanti nocivi, il materiale non può essere considerato un sottoprodotto. A causa della sua contaminazione, deve essere gestito come rifiuto pericoloso, richiedendo processi di bonifica e smaltimento specifici.
Analisi Terre e Rocce da Scavo
La caratterizzazione delle terre e rocce da scavo è essenziale e deve avvenire già in fase progettuale e prima dell’inizio degli scavi. Questa procedura è dettata dal bisogno di assicurare che i materiali rispettino i requisiti di qualità ambientale e non rappresentino un rischio. Le terre e rocce da scavo vengono analizzate per determinare la presenza di eventuali contaminanti e per assicurare che siano conformi agli standard ambientali vigenti. Questo processo include il campionamento e l’analisi chimico-fisica dei materiali. Le procedure di analisi chimico-fisica includono la selezione di campioni che escludono la frazione maggiore di 2 cm e si concentrano su una granulometria inferiore a 2 mm, valutando una vasta gamma di sostanze potenzialmente inquinanti.
L’analisi si adatta alle specificità del progetto e del sito di scavo, includendo considerazioni su pregresse attività antropiche e potenziali contaminazioni ambientali. La legge richiede che le operazioni di scavo e le eventuali riconfigurazioni dei materiali siano eseguite senza che questi ultimi perdano la qualifica di sottoprodotto, a condizione che non superino le concentrazioni soglia di contaminazione stabilite. Le analisi includono un ampio spettro di test per identificare metalli pesanti, idrocarburi e altre sostanze potenzialmente pericolose. I risultati sono confrontati con i limiti di concentrazioni per determinare se i materiali possono essere considerati non pericolosi.
Tra queste, l’analisi dell’eluato da test di cessione, come menzionato nell’articolo 9 del Decreto Ministeriale del 5 febbraio 1998, è una procedura utilizzata per valutare se i materiali di riporto rilasciano sostanze inquinanti in quantità che possono essere nocive per l’ambiente. Questo test è particolarmente importante per determinare il corretto smaltimento o riutilizzo di tali materiali. L’obiettivo principale del test di cessione è di simulare le condizioni ambientali a cui le terre e rocce da scavo potrebbero essere esposte una volta messe a terra o riutilizzate. In particolare, si vuole verificare se, a contatto con l’acqua, questi materiali rilasciano sostanze chimiche a livelli che superano i limiti consentiti dalla normativa, in particolare per la tutela delle acque sotterranee. Se l’analisi dell’eluato mostra che le concentrazioni inquinanti sono al di sotto dei limiti legali, il materiale può essere considerato non pericoloso e potenzialmente riutilizzabile. Se i livelli di inquinanti sono troppo alti, il materiale sarà classificato come rifiuto pericoloso e dovrà essere trattato e smaltito secondo specifiche procedure.
Analisi terre e rocce da scavo: procedure di campionamento
Le procedure di campionamento per le analisi di terre e rocce da scavo sono essenziali per determinare la qualità e la sicurezza di questi materiali. Il campionamento può avvenire tramite scavi esplorativi o sondaggi a carotaggio e la scelta dei punti di campionamento dipende dalle dimensioni e dalle caratteristiche specifiche del sito. Durante il campionamento, i campioni vengono raccolti a varie profondità. Per gli scavi superficiali (meno di 2 metri), si raccoglie generalmente almeno un campione per ogni metro di profondità, e in ogni caso, il numero totale di campioni non dovrebbe essere inferiore a tre. Nei casi in cui si sospetta una contaminazione, come indicato da odori o cambiamenti di colore nel terreno, si effettuano analisi più dettagliate per isolare e valutare le aree specifiche.
Se necessario, si raccolgono anche campioni di acque sotterranee per verificare eventuali contaminazioni della falda acquifera. Dopo il prelievo, i campioni vengono preparati per le analisi di laboratorio rimuovendo le parti più grosse di 2 cm (ad eccezione di contaminazioni antropiche) focalizzandosi sulla frazione più fine (inferiore a 2 mm) per un’analisi più accurata delle potenziali sostanze nocive. Tutte le fasi del processo di campionamento da sottoporre ad analisi devono essere meticolosamente documentate. I risultati ottenuti serviranno per la redazione del piano di utilizzo, che includerà informazioni dettagliate sulle metodologie di analisi adottate, i dati raccolti e le raccomandazioni per il trattamento e l’utilizzo sicuro delle terre e rocce da scavo.
Caratterizzazione ambientale delle terre e rocce da scavo
I risultati delle analisi determinano la caratterizzazione ambientale delle terre da scavo. Questo processo include anche le analisi per la caratterizzazione chimico-fisica.
Se i risultati delle analisi mostrano che i materiali non contengono contaminanti oltre i limiti di sicurezza stabiliti, possono essere riutilizzati direttamente sul sito di origine o in altri siti di costruzione senza necessità di trattamenti aggiuntivi. Questo scenario ideale permette un risparmio di risorse e minimizza l’impatto ambientale associato allo smaltimento dei rifiuti. Tuttavia, se i materiali contengono contaminanti che, pur non raggiungendo i livelli che li classificherebbero come pericolosi, sono comunque presenti, potrebbe essere necessario applicare trattamenti specifici per renderli sicuri o imporre limitazioni al loro riutilizzo. Questi materiali, benché non classificati come rifiuti pericolosi, richiedono un’attenzione particolare per garantire che il loro impiego non comprometta la salute pubblica o l’ambiente.
Nel caso in cui i livelli di contaminanti superino i limiti di sicurezza, indicando un rischio serio per la salute umana o per l’ambiente, i materiali devono essere considerati rifiuti pericolosi. In questa circostanza, è necessario adottare disposizioni di smaltimento specifiche, seguendo procedure rigorose per eliminare o mitigare i rischi associati a tali contaminanti.
Tra i parametri che vengono analizzati per la caratterizzazione ci sono:
- Arsenico
- Cadmio
- Cobalto
- Nichel
- Rame,
- Zinco
- Piombo
- Mercurio
- Idrocarburi C>12
- Cromo totale
- Amianto
- BTEX e IPA da eseguire solo in casi spicifici
Quando fare le analisi terre e rocce da scavo?
Le normative impongono l’obbligo di fare le analisi terre e rocce da scavo prima che questi materiali possano essere considerati sottoprodotti, riutilizzati o smaltiti. Quindi, quando dovresti fare le analisi?
- Prima dell’avvio dei lavori di scavo
- Durante le operazioni di scavo:
- Prima del riutilizzo o dello smaltimento
La realizzazione delle analisi è un obbligo legale che deve essere rispettato per una corretta gestione ambientale e il rispetto dei requisiti. Le analisi aiutano a definire le appropriate misure di gestione del materiale, che possono variare dall’utilizzo in sito (se il materiale è pulito) fino allo smaltimento come rifiuto speciale (se contaminato).
Analisi di Laboratorio e Consulenza per Terre e Rocce da Scavo
Affida le tue necessità di analisi terre e rocce da scavo a esperti qualificati nel settore. Il nostro team offre supporto completo per il recupero, la valorizzazione e la gestione sostenibile di questi materiali. Con la nostra consulenza specializzata, ti aiuteremo a definire le soluzioni più efficaci e a ottenere tutte le autorizzazioni necessarie per la movimentazione, la redazione del piano di utilizzo e la gestione sicura delle terre e rocce da scavo.










